Rabbia: 3 mosse per imparare a gestirla

rabbia

La rabbia è un’energia potente.

In sé non è né un bene né un male.

Bisogna imparare a canalizzarla per fruttarla al meglio.

Come?

Cosa è la rabbia?

La rabbia è un’emozione di cui la natura ci ha dotato da millenni.

Siamo soliti vederla come qualcosa di negativo per i suoi risvolti distruttivi. Eppure la rabbia non è violenza e da quest’ultima, che è un comportamento, è bene distinguerla.

Una cosa è l’emozione (la rabbia), un’altra è il comportamento (la violenza).

La rabbia spaventa, ci fa paura, eppure è un qualcosa di normale e anche salutare.

La rabbia è energia, è propulsione per procedere, è allarme, ha funzioni adattive importanti, anche se spesso è più associata a una perdita di controllo. Già, perché la rabbia è travolgente. E’ una emozione intensa.

Non può essere fermata, controllata, ma gestita e incanalata. Non lasciarla fluire fuori da noi ci fa stare male, ci avvelena e danneggia seriamente la salute.

Ti lascio qui altri riferimenti circa cioè che accade al nostro corpo quando ci arrabbiamo.

Come fare per GESTIRE la rabbia?

Sia che la rabbia stia invadendo il nostro corpo, sia che stia invadendo il corpo di un piccolo che abbiamo al nostro fianco e che a noi si affida, è importante lasciarla andare.

Certo, sapendo che c’è una differenza tra emozioni e comportamenti, quali sono gli strumenti migliori da mettere in campo per fare in modo che la rabbia non ci travolga?

Personalmente ho avuto molto a che fare con la rabbia in questi anni a causa di vicende personali. Perciò tra le varie tecniche posso suggerirvi queste.

Se la rabbia è molto intensa sfogatela con del movimento; andate a correre, a nuotare, a fare kickboxing. Conosco delle amiche che invece preferiscono fare le pulizie di pasqua anche se è natale: il farlo le rilassa. Eh sì, non siamo tutti uguali.

Un altro strumento che potete adoperare è la scrittura. Scrivete una lettera alla persona con la quale siete infuriati, pronunciate ingiurie, anche parolacce e bestemmie, offendetela come meglio credete, date libero sfogo alla vostra ira fino a quando sentite di non aver svuotato il sacco. Prendete nuovamente carta e penna e ricominciate da capo se il pensiero di quell’amico che vi ha trattato male vi ritorna alla mente e il ricordo della situazione non vi lascia in pace. E se nel farlo vi vengono alla mente altre situazioni e altre persone, lasciate fluire la mano sul foglio, non preoccupatevi e non giudicatevi. Ricordate anche che non state scrivendo un testo per partecipare ad un concorso o al premio nobel alla letteratura. Perciò gli errori grammaticali, sintattici e semantici sono tranquillamente ammessi. Sono ammesse anche ripetizioni di ogni sorta.  Al termine, e solo quando sentite di esservi svuotati, stracciate il foglio sul quale avete riportato tutti i vostri insulti e buttate via tutto.

Forse dopo qualche giorno o settimana vi sentirete finalmente svuotati dalla carica rabbiosa, ma impoveriti, tristi, delusi. Sentirete la necessità di trovare nuove fonti di gioia e di arricchimento  e miglioramento personale.

Perfetto, siete giunti ad un’altra fase del processo. Ora è il momento di regalarsi un tempo ogni giorno per ringraziare.

“Ringraziare??” direte voi. Si, avete letto giusto: R I N G R A Z I A R E. Trovate 10 buoni motivi per ringraziare ogni giorno. Ringraziate la vita, l’universo, Dio per le piccole grandi cose di cui ogni giorno potete godere. Avete una casa, del cibo, dell’acqua, una famiglia, degli amici, un lavoro, la salute? Non sono dei buoni motivi per dire: “Grazie!”?

In questo video ti racconto alcuni dei benefici di dire “grazie!”.

Stai tranquillo, se ora sei nella fase dell’ i……..a più nera (o rossa, se ti piace di più), so di per certo che quanto ho scritto ti apparirà come qualcosa di assurdo, ridicolo, da strizzacervelli (ricorda, sono psicologa Treviglio io). Tutto nella norma, niente paura.

Procedi per gradi e prendi in considerazione solo l’indicazione relativa alla fase in cui senti di essere.

E se ad essere arrabbiato è un bambino?

Anche in questo caso le indicazioni possono essere molte e anche in questo caso dipende dell’intensità della rabbia che il piccolo sta sperimentando.

bolle di rabbia

Questo libretto di cui vi posto la foto della copertina è davvero interessante.

Personalmente ho provato a mettere della musica rilassante, ad anticipare e a prevenire momenti di stanchezza o fame, a coltivare rituali.

Quella che ho trovato più consona alla mia situazione (eh sì, ogni bimbo è a sé) e ai miei figli è quella di non dare credito alla rabbia. Cerco di spiegarmi meglio. Nel momento in cui mio figlio è in preda alla rabbia a nulla vale cercare di consolarlo, di distrarlo. Mio figlio è intrattabile! Non ha senso perciò sgridarlo o cercare di convincerlo con parole dolci. Farlo mi mette addosso ulteriore stress e fatica. Così aspetto che mio figlio si calmi da solo e “sto ferma”, ma vigilo. A volte ci può volere anche più di un’ora. Sì, mio figlio sa piangere per più di un’ora! E’ faticoso avere questo sottofondo, ma non impossibile. Regolarmente poi torna a cercare nuovamente il contatto con me quando si sente più tranquillo ed io lo accolgo come se nulla fosse accaduto. Cioè lo coccolo se serve, ma non ritorno sull’accaduto con sermoni che non farebbero altro che cancellare la pace appena conquistata.

Per mantenere la calma in queste situazioni sono aiutata da quotidiani esercizi di mindfulness.

Se vuoi approfondire l’argomento guarda questo video

Quali sono gli strumenti che tu utilizzi per gestire la rabbia? Sono efficaci? Vuoi condividerli?

 

Elisabetta Gusmini

Psicologa Treviglio

 

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